domenica 14 agosto 2016

Idrīs ibn ʿAbd Allāh il fatimide fondatore del Marocco e gli alawidi

Idrīs ibn ʿAbd Allāh il fatimide fondatore del Marocco e gli alawidi
Moulay Driss Zerhoun – Veduta
Idrīs I, o Idrīs ibn ʿAbd Allāh (in in arabo: إِدرِيس بن عَبد الله بن الحَسَن‎, Idrīs ibn ʿAbd Allāh ibn al-Ḥasan, chiamato Moulay Idrīs – in arabo: مولاي إِدرِيس‎, Mūlāy Idrīs -; 743793), fondò la dinastia degli Idrisidi del Maghreb al-Aqsa (attuale Marocco) e viene pertanto da alcuni considerato il fondatore del primo Stato musulmano indipendente rispetto al Califfato abbaside. Bisnipote di al-Hasan ibn Ali,as, il figlio maggiore di ʿAlī,as. Combatté con i seguaci del partito di ʿAlī (gli sciiti) contro gli Abbasidi ma, sconfitto nella battaglia di Fakhkh presso Mecca (786), riuscì a salvarsi dal massacro dei suoi familiari e riparò in Maghreb insieme al suo compagno Rashid. Trovò accoglienza presso gli Awraba, una tribù berbera della regione di Walili (Volubilis), un’antica città fondata dai Romani non lontano da Meknès (788).   Morì pochi anni dopo, nel 793, a quanto sembra avvelenato da un servitore inviato dal califfo Harun al-Rashid. Sua moglie Kenza era incinta di quello che si rivelò un erede maschio che, dopo un periodo di interregno, gli succedette col nome di Idris II, una volta raggiunta l’età di 11 anni. La sua tomba si trova a Moulay Idriss Zerhoun, una città del Marocco, nella prefettura di Meknes, nella regione di Meknès-Tafilalet, il villaggio è  sul fianco di una montagna nei pressi delle rovine di Volubilis.
Rovine di Volubilis. Sullo sfondo la macchia bianca del villaggio di Moulay Idriss Zerhoun, dove è sepolto Idrīs I

Storia

Idrīs I fondò nel Maghreb al-Aqsa (attuale Marocco) il primo Stato islamico totalmente indipendente dal Califfato, dopo al-Andalus. È anche il fondatore della città di Fès (789), destinata a diventare la capitale sotto il regno del figlio e successore Idrīs II. Dopo essersi fatto riconoscere come imam dalla tribù degli Awraba, lanciò diverse campagne militari a nord, a sud e ad est del suo Stato, riuscendo così ad unificare per la prima volta sotto il suo comando la maggior parte delle tribù berbere dell’attuale Marocco, ampliando così i confini del suo regno. Particolarmente significativa la conquista di Tlemcen (nell’odierna Algeria), avvenuta nel 789.

Rāshid

Rāshid (in arabo: راشد‎, Rāšid ) era uno schiavo affrancato da Idrīs. Lo aveva protetto e accompagnato durante il suo esilio da Baghdad fino al Maghreb estremo. Esercitò una sorta di reggenza insieme a Abū Khalīl al-ʿAbdī. Alla morte di Idrīs I, la sposa di quest’ultimo, Kenza, era incinta. Due mesi più tardi mise al mondo un bambino cui fu imposto, come d’uso, il nome del padre morto prima della sua nascita (791). Egli crebbe sotto la supervisione di Rashid, di sua madre e dei Berberi ⵉⵎⴰⵣⵉⵖⴻⵏ che vedevano in lui il portatore della baraka del Profeta. Ibn Khaldun riferisce che gli Abbasidi fecero circolare la voce che in realtà Idrīs fosse figlio di Rāshid, allo scopo di screditarlo.
Gli Idrisidi (in arabo: الأدارسة ‎, al-Adārisa; in berbero: ⵉⴷⵔⵉⵙⵉⵢⵏ, Idrisiyen) furono la prima dinastia araba del Maghreb al-Aqsa (attuale Marocco), governando dal 788 al 985.[1] La dinastia deriva il suo nome dal suo primo sultano, Idris I.
Il fondatore della dinastia fu lo sciita zaydita Idrīs b. ʿAbd Allāh (788-791) che fece risalire le sue origini ad Ali ibn Abi Talib e sua moglie Fatima, figlia del profeta Maometto. Venne perseguitato dagli Abbasidi e, dopo il massacro di Fakhkh, fuggì nel Maghreb nel 786, dove fu accolto dai Berberi. Fino alla sommossa di Maysara al-Matghari contro la dominazione araba (739-742), l’autorità del califfato in Maghreb fu compromessa; il nuovo regno di Idris I rappresentò il primo Stato islamico autonomo del Marocco.

Dirham d’argento battuto ad al-Aliya nell’840
Suo figlio Idris II (791-828) sviluppò l’area del Fes, già colonizzata da suo padre, e la trasformò nella sua reggia e nella capitale del regno. Con l’insediarsi di rifugiati da Qayrawan e da al-Andalus, la città velocemente divenne il centro dell’islamizzazione e dell’arabizzazione del Nordafrica. Circa nello stesso periodo, venne costruita la capitale estiva di Basra.
Il regno fu anche esteso attraverso campagne nella catena montuosa dell’Atlante e contro Tlemcen, con il risultato che lo stato idriside divenne il potere più significativo del Marocco, davanti ai principati dei Banu Barghawata, dei Salihidi, della tribù dei Miknasa e dei Maghrawa.
Sotto Muhammad (828-836) il regno venne diviso fra i sette fratelli, che formarono diversi staterelli nel nord del Marocco. Ciò portò a intensi scontri e all’indebolimento della dinastia idriside. Anche quando il regno si riunificò sotto Yahya IV (904-917), perse ancora importanza per i conflitti interni e gli attacchi della dinastia dei Fatimidi aiutati dai loro alleati locali della tribù Miknasa.
Dopo le sconfitte da parte dei Fatimidi, nel 917-920 gli Idrisidi furono cacciati da Fez e il controllo del territorio passò in mano ai Miknasa. al-Ḥasan al-Ḥajām riuscì a strappare il controllo di Fez per un paio di anni, ma fu l’ultimo della sua dinastia a detenere il potere in questo territorio.
Solo con il supporto del Califfato di Cordova, la dinastia poté successivamente trionfare contro i Fatimidi e i loro alleati. Dopo il 926, gli Idrisidi abbandonarono Fez e si ritirarono nelle valli della montagne del Rif, dove possedevano la roccaforte di Hajar al-Nasar. Per certi versi, furono anche protetti dalla riluttanza degli anziani tribù di cacciare gli shurafa, discendenti della famiglia del profeta Muhammad*.
L’ultimo idriside fece l’errore di ritirare la fedeltà ai Fatimidi.
Fu fatto deporre e giustiziare nel 985 dal califfo di Cordova.
In Marocco, la dinastia fu seguita dal principato dei Maghrawa.

Dinastia alawide

La dinastia alawide (in arabo: سلالة العلويين الفيلاليين‎, Sulālat al-ʿAlawiyyīn al-Fīlālīyn) è una dinastia che regna in Marocco dalla morte dell’ultimo sovrano sa’adiano nel 1659. Originari di Tafilalet, i suoi membri reclamano un’ascendenza che risale fino a Maometto. La transizione fra Sa’diani e Alawidi sembra aver preso le mosse da Sharif ibn Ali, che divenne Sultano di Tafilalet nel 1631. Suo figlio, Mulay al-Rashid, fu posto alla testa del Sultanato del Marocco ed espresse il suo potere dal 1666 al 1672, segnando in tal modo l’avvio della dinastia alawide del Marocco, che è ancor oggi alla testa del Regno.
Gli Alawidi sono chiamati anche Yalawi, Lalawi o ancora Alawi

Storia


Bandiera del sultanato usato prima dell’occupazione francese (1666-1915).
Secondo la leggenda, gli Alawidi (al-Alawiyyūn) discenderebbero da Muhammad al-Nafs al-Zakiyya («Anima Pura»), figlio di Abd Allah ibn al-Hasan ibn al-Hasan e discendente per lato paterno di al-Hasan ibn Ali, primogenito di Ali ibn Abi Talib e di Fāṭima al-Zahrāʾ, figlia del Profeta dell’Islam, Maometto, e per lato materno di al-Husayn ibn Ali.
Muḥammad ibn ʿAbd Allāh, detto “al-Nafs al-Zakiyya” (Anima Pura), che il padre avrebbe voluto come futuro Califfo una volta abbattuta la dinastia omayyade, morì in seguito alla sconfitta patita a Medina dal Califfo abbaside al-Manṣūr.
Gli sharif alawidi, o hasanidi, si dicono originari di Yanbuʿ, nelle regioni tra Siria e Hijaz della penisola Arabica. Invitato da pellegrini berberi di Tafilalet nel XIII secolo, Ḥasan al-Dākhil (l’Immigrato), che si proclamava 21º discendente di Maometto e 17º discendente di Muhammad al-Nafs al-Zakiyya, si insediò nel 1266 a Sijilmassa. Il suo quinto discendente, Sharif ibn Ali, fu il padre del primo Sultano (Mulay Rashīd ben Sharīf) della dinastia alawide.

Il Sultanato Alawide al massimo dell’espansione (prima metà del XVIII secolo).
Gli Alawidi hanno avuto come loro più famoso esponente Mulay Ismāʿīl, che governò il Paese nel corso di 55 anni (1672-1727). Egli riorganizzò il Marocco e ne garantì la pacificazione dopo aver condotto una serie di spedizioni militari contro le tribù ribelli, i Turchi ottomani e gli europei. Fece in tal modo prevalere il dominio del potere centrale, il cosiddetto makhzen (in arabo: مخزن‎, che significa «magazzino», «granaio», vale a dire il Tesoro reale e gli approvvigionamenti: metonimia per indicare il territorio sottomesso a imposte percepite e quindi controllate dallo Stato) in contrapposizione a bilād al-Siba, «paesi del disordine», in cui la facevano da padroni i poteri locali delle tribù, gelose della loro indipendenza ma incapaci di concepire qualcosa più del più angusto campanilismo (aṣabiyya). Sovrano costruttore, egli fondò Meknès e la elesse a propria capitale. La sua morte contrassegna l’ingresso del Marocco in un’epoca agitata: rivolte dei berberi insediati sulle montagne, opposizione religiosa delle confraternite sufi, anni di siccità e di carestia, epidemie (specialmente la peste nel periodo 1797-1800) che provocò un crollo demografico, l’ascesa dei qa’id (capi locali) e il ripiegamento del Marocco su se stesso.
Il regno di Muhammad III (1757-1790) vede l’avvio di scambi commerciali meno episodici con l’Europa. Nel XIX secolo, l’economia entra in crisi e il disordine regna. Il Sultano Mulay ‘Abd al-Rahman, che aveva delle mire sull’ovest algerino, corre in soccorso dell’Emiro Abd el-Kader che lottava contro i francesi impegnati all’epoca nella conquista dell’Algeria, realizzata nel 1830. Il Sultano perde nel 1844 la battaglia di Isly mentre gli spagnoli s’impadroniscono di Tetouan nel 1860. Ḥasan I (1873-1894) riesce tuttavia a mantenere l’indipendenza politica del Paese, ma l’indebolimento del potere centrale, il dissidio con numerose tribù e gli effetti della crisi finanziaria obbligano lo Stato marocchino a contrarre prestiti sempre più onerosi; quello del 1904 comporta l’installazione nei porti marocchini di Ispettori francesi.

Elenco dei monarchi alawidi

Dinastia alawide a Tafilalet
Sultani del Marocco (1666-1957)

Re del Marocco

Voci correlate

Collegamenti esterni

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